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Intervista esclusiva a Natalia Estrada, la madrina del Valsassina Country Festival

All’ombra delle Grigne, dove la polvere degli stivali incontra il profumo degli alpeggi, Natalia Estrada torna come madrina dell’undicesima edizione del Valsassina Country Festival. L’abbiamo intervistata per farci raccontare il profondo legame che unisce l’orizzonte dei pionieri americani alla nostra terra e al nostro Festival.

Natalia, è il secondo anno che vesti i panni di madrina per questo evento. Che cosa rende il Valsassina Country Festival così speciale, e come si sposa la filosofia rurale della Valle con il vero spirito western?

Questa valle è il “cuore country del Nord Italia” e per me, che viaggio spesso negli USA, nelle grandi praterie americane, ritrovare qui quello stesso rispetto profondo per la natura è emozionante. Sono felice di poter rappresentare questo filo invisibile che unisce mondi lontani, ma che parlano la stessa lingua: quella del mandriano, perché il west non è un costume, è uno stato mentale, uno stile di vita,  è saper vivere con regole semplici, con responsabilità verso gli animali e con gratitudine verso la terra.

Tu che ti rechi più volte all’anno negli Stati Uniti, soprattutto nel Montana , ritrovi un po’ di quell’autenticità e di quel rispetto per la terra tra queste montagne lecchesi?

Assolutamente sì. Le comunità montane vivono con un senso di responsabilità che assomiglia molto allo spirito pionieristico. L’unione degli abitanti davanti alle difficoltà di ogni tipo è lo stesso che vivo nei ranch del Montana dove i vicini, spesso anche molto lontani perché le distanze sono enormi, non si tirano indietro, si rimboccano le maniche, e si aiutano prontamente . In America lo chiamano “frontier spirit”, qui è semplicemente il modo in cui si vive da generazioni ed è proprio questo che mi entusiasma ogni volta, scoprire che, anche a migliaia di chilometri di distanza, esiste la stessa forza silenziosa, la stessa dignità, la stessa capacità di unirsi quando il gioco si fa duro.

Quest’anno porterai in Valsassina la filosofia di grandi maestri dell’etologia applicata come Tom Dorrance e Ray Hunt, attraverso la scuola di Buck Brannaman. Puoi spiegarci, in parole semplici, cosa significa approcciarsi a un cavallo con “Feel, Timing & Balance”?

“Feel, Timing & Balance” sono le tre parole fondamentali della nostra Horsemanship (la parola inglese che vuol dire Equitazione). Significa imparare a comunicare con il cavallo in modo chiaro, rispettoso e coerente, di modo che sia collaborativo e non costretto, ed è un lavoro fatto soprattutto su noi stessi.

  • Feel è la sensibilità, il tatto equestre, il percepire cosa sta pensando il cavallo, osservare la sua espressione, riconoscere il suo stato d’animo per supportarlo e guidarlo. 
  • Timing è il momento giusto, il tempismo che dobbiamo sviluppare per sapere quando chiedere, quando rilasciare, quando premiare o quando ci vuole fermezza.
  • Balance è l’equilibrio sia fisico che mentale del binomio, indispensabile per una relazione duratura e sincera.

Questi sono i tre pilastri del linguaggio che Tom e Bill Dorrance e Ray Hunt hanno trasmesso al nostro Maestro Buck Brannaman, e che diffonde attraverso i suoi clinics nel mondo. Noi, come Ranch Academy,  siamo fieri ed onorati  di rappresentare, in esclusiva, questa scuola in Europa. Ad Ottobre sarà con noi per l’unico evento europeo del 2026. Per informazioni, visto il grande interesse che suscita, abbiamo un sito dedicato Buckbrannamaneurope.com

Spesso si associa il mondo dei cowboy a un’immagine cinematografica e stereotipata. Insieme a Drew Mischianti e a la “crew” di Ranch Academy, mostrerete invece il ranch work operativo e quotidiano. Quanto c’è di formativo ed educativo nel vedere questi cavalli e cavalieri all’opera col bestiame?

Il ranch work è la verifica ed il successo dell’efficacia del lavoro che abbiamo svolto in campo quotidianamente, rispettando i ritmi di crescita fisica e mentale del cavallo. Le fasi della educazione del cavallo  ( per arrivare con confidenza a svolgere gli innumerevoli compiti in un ranch ) sono lunghe e hanno una progressione ben precisa di modo che il cavallo rimanga solido per la vita.

Quando il pubblico vede un cavallo che lavora con il bestiame capisce subito che non è spettacolo ma pura collaborazione. È una danza fatta di fiducia e intesa con un ballerino elegante e coordinato alla perfezione.

Per i giovani è un insegnamento importante e spero davvero che cresca l’idea che il cavallo non è un animale obsoleto, né un privilegio per pochi. Il cavallo non è un oggetto di lusso, non è un passatempo, è invece un compagno di lavoro, un aiuto concreto nella vita di campagna, un animale che da sempre affianca l’uomo nei mestieri e nelle situazioni più vere.

Per i ragazzi questo è fondamentale: li allontana un po’ da quella frenesia dei social media, dal bisogno continuo di apparire e postare, invece di respirare e vivere. Il cavallo ti insegna ad essere presente, ad ascoltare , a rispettare e oggi più che mai, sono valori preziosi che non dovremmo perdere.

Sabato e domenica sarete in campo per diverse sessioni didattiche. C’è un momento in particolare del programma a cui tieni e che consigli di non perdere?

Sì: il lavoro sul campo con il bestiame insieme a Drew e alla “crew” di  Ranch Academy. È il momento in cui tutto ciò che raccontiamo prende vita. A seguire ci sarà l’incontro con il pubblico: la Valsassina ha gente curiosa, calorosa e cercheremo di coinvolgere gli interessati in un momento di “prova con il lazo” che è sempre educativo, ma  anche divertente!

Il festival quest’anno punta molto sui più piccoli con la Magic Farm, i laboratori e le attività sulla sostenibilità. Secondo te, in un mondo sempre più digitale, quanto è importante avvicinare i bambini al contatto diretto con gli animali e ai ritmi della natura?

È fondamentale. I bambini hanno bisogno di sporcarsi le mani, di sentire l’odore del fieno, di prendersi cura degli animali ma anche di sapere da dove proviene il cibo che trovano a tavola. Per evitare estremismi e ignoranza, la cultura della natura e dell’ allevamento non può essere una materia tabù o sconosciuta, solo cosi i futuri coltivatori, allevatori, pastori o semplici visitatori della montagna avranno cura e rispetto per la terra e i suoi frutti. In un mondo dove tutto è veloce e virtuale, regalare ai bambini un’esperienza sul campo è un impegno oltre al gioco. La Magic Farm è un’idea meravigliosa e disegnerà un ponte tra il loro mondo e quello della campagna, chissà che questo incontro non pianti un seme che un giorno potrà diventare amore per la natura, rispetto per gli animali, desiderio di vivere all’aperto. Forse qualcuno di questi bambini, crescendo, sceglierà proprio la vita in campagna, evitando magari che i piccoli nuclei abitati si spopolino con delle conseguenze molto tristi.

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