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Dai grandi palchi mondiali al Valsassina Country Festival: Pol F. Ryan si racconta tra tecnica e pura libertà

Un nome che non ha bisogno di presentazioni per chiunque abbia mai calpestato una pista di Country Line Dance: Pol Francis Ryan, punto di riferimento internazionale della disciplina, coreografo straordinario e custode di quell’energia travolgente che unisce tecnica, passione e tradizione.

In occasione della sua attesissima partecipazione al Valsassina Country Festival di Barzio , dove terrà stage esclusivi per ogni livello e dove gli occhi saranno puntati anche sulla seconda edizione del Campionato Italiano ANMB , abbiamo avuto il privilegio di fare una chiacchierata con lui.

Dalla scintilla che fa nascere le sue celebri coreografie al segreto del travolgente successo dello stile Catalan, fino alla magia di vedere centinaia di persone ballare all’unisono, Pol ci apre le porte del suo mondo. Una filosofia fatta non solo di passi perfetti, ma di connessione, emozione e, soprattutto, di quel profondo senso di libertà che solo la musica country sa regalare.

Ecco cosa ci ha raccontato.

Pol, sei considerato un punto di riferimento internazionale per la Country Line Dance. Come nasce una tua coreografia? Da dove trai l’ispirazione per incastrare perfettamente i passi sulla musica?

Per me tutto parte sempre dalla musica. Quando ascolto una canzone, cerco di capire cosa mi trasmette e quale storia vuole raccontare. Non penso subito ai passi: prima ascolto, sento l’energia del brano e cerco di connettermi con quello che mi fa provare.

A volte una coreografia nasce da un passaggio musicale di pochi secondi. Magari sento un break, un accento o una frase della canzone e penso: “Qui deve succedere qualcosa”. Da lì inizio a costruire il resto. Cerco sempre di far sì che chi balla possa sentire la musica attraverso i movimenti. Quando una coreografia funziona davvero, sembra che i passi siano sempre stati parte di quella canzone.

Nel mondo del ballo country europeo, lo stile Catalan (caratterizzato da ritmi energici, salti e un forte uso dei tacchi) ha un seguito pazzesco. Secondo te, perché questo modo di ballare così grintoso e fiero affascina così tanto il pubblico rispetto alla Line Dance più tradizionale?

Penso che lo stile Catalan abbia avuto tanto successo perché non lascia indifferenti. Quando senti i tacchi battere all’unisono o vedi una pista piena di energia, è impossibile non rimanere colpiti. Ha una forza e una personalità molto riconoscibili.

Detto questo, non credo che uno stile sia migliore di un altro. La cosa bella della Country Line Dance è proprio la sua varietà. C’è chi ama la tradizione, chi cerca più tecnica, chi vuole interpretare la musica in modo più intenso e chi si identifica maggiormente con l’energia del Catalan. Ognuno può trovare il proprio modo di esprimersi.

Il Valsassina Country Festival ospita la seconda edizione del Campionato Italiano ANMB di Danze Country. Tu che hai visto piste da ballo in tutto il mondo, che livello ti aspetti di trovare in Italia e cosa cerchi in un ballerino quando sale in pista per una competizione?

L’Italia è cresciuta tantissimo negli ultimi anni e ogni volta che torno rimango colpito dalla passione e dalla dedizione dei ballerini italiani. Mi aspetto di vedere un livello molto competitivo e soprattutto tante persone desiderose di mettersi in gioco.

Ovviamente guardo la tecnica, il timing e la precisione, ma quello che mi colpisce davvero è quando qualcuno entra in pista e si vede che si sta divertendo. Ci sono ballerini che magari non fanno tutto in modo perfetto, ma riescono a trasmettere emozioni e a farti ricordare la loro esibizione. Per me questo ha un valore enorme.

Spesso si pensa che la Line Dance sia una disciplina rigida, ma chi la vive sa che è fatta di connessione e interpretazione. Come si riesce a bilanciare la precisione tecnica richiesta da una gara con il divertimento puro e l’energia country?

È una delle sfide più belle di questo sport. La tecnica è importante perché ti dà gli strumenti per esprimerti nel modo migliore possibile. Ma se durante una gara pensi solo ai passi, probabilmente ti stai perdendo metà dell’esperienza.

Alla fine balliamo perché amiamo la musica. La tecnica deve diventare qualcosa di naturale, così da permetterti di vivere davvero quello che stai facendo. Quando riesci a unire precisione, interpretazione e divertimento, è lì che succede qualcosa di speciale.

Durante la tre giorni a Barzio terrai degli stage esclusivi aperti sia ai principianti assoluti sia ai ballerini più esperti. Qual è il tuo “segreto” per far muovere i primi passi a chi non ha mai indossato un paio di stivali, senza farlo sentire fuori posto?

Il mio segreto è molto semplice: ricordare che tutti, anche i professionisti, hanno iniziato dal primo passo. Cerco sempre di creare un ambiente accogliente e senza giudizio, dove le persone si sentano libere di imparare e di divertirsi.

Non credo che il talento sia la cosa più importante all’inizio. Conta molto di più la voglia di provare e di essere sé stessi. Dico sempre ai miei allievi che non devono cercare di diventare una copia di qualcun altro, ma trovare il proprio modo di vivere la musica e il ballo.

Essere fedeli a sé stessi è una delle cose più importanti in questo percorso. Nel nostro mondo non si smette mai di imparare: vale per chi muove i primi passi e vale anche per chi insegna da tanti anni. Ed è proprio questo che rende il viaggio così speciale: c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, da migliorare e da condividere con gli altri.

Il festival unisce la cultura dei cowboy americani e dei montanari della Valsassina in un grandissimo inno alla libertà e alla terra. Quanto di questo senso di libertà e di comunità si respira quando centinaia di persone ballano all’unisono sulla pista del festival?

Si respira tantissimo. È uno degli aspetti che amo di più della Country Line Dance. Quando centinaia di persone ballano insieme, non importa da dove vengano, quale lingua parlino o quale sia la loro esperienza. In quel momento tutti condividono la stessa musica, la stessa energia e la stessa passione.

Una delle cose più belle del mio lavoro è vedere persone di età, paesi e culture diverse condividere la stessa pista. Magari non parlano nemmeno la stessa lingua, ma quando parte la musica si capiscono perfettamente. È una sensazione che non smette mai di emozionarmi.

Per me questa è la vera essenza della nostra comunità: sentirsi parte di qualcosa di più grande. È una sensazione di libertà, appartenenza e connessione che va ben oltre il ballo stesso. Ed è proprio questo che rende eventi come il Valsassina Country Festival così speciali e memorabili. 

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