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La Fumagalla torna in giuria al Country’s Got Talent: su questo palco non si finge, vince l’emozione

Chi ha seguito la scorsa edizione del Country’s Got Talent si ricorderà sicuramente di lui in giuria: Mattia Fumagalli, l’instancabile “La Fumagalla”. Con la sua ironia e il suo occhio attento, Mattia è uno dei personaggi più amati della kermesse. Lo abbiamo intervistato per fare un salto dietro le quinte del talent più scatenato del West, scoprendo cosa serve davvero per conquistare il pubblico e i giudici del Valsassina Country Festival.

Mattia, l’anno scorso ti abbiamo visto nel ruolo cruciale di giurato al Country’s Got Talent. Che effetto fa stare dall’altra parte della barricata a giudicare i migliori talenti del panorama country italiano? Quali sono state le emozioni più forti della passata edizione?

La cosa che mi ha sorpreso più di tutte, sinceramente, è stata emozionarmi. Mi aspettavo di vedere talento, perché al Country’s Got Talent il livello è sempre molto alto, ma quello che mi ha colpito davvero è stata la dedizione, la costanza e il lavoro che c’è dietro ogni singola esibizione. Qualità che oggi, diciamocelo, sembrano quasi diventate una rarità. Se c’è una lezione che mi porto a casa dalla scorsa edizione è proprio questa: non esistono bacchette magiche, scorciatoie o successi arrivati per caso. Esistono passione, sacrificio, ore di lavoro e la voglia di non mollare mai davanti a un obiettivo. Le emozioni sono state tantissime, ma se devo scegliere un ricordo su tutti, penso all’energia incredibile che si respira quando partono le prime note di una canzone. In quel momento succede qualcosa di magico: il palco si accende, il pubblico trattiene il fiato e capisci subito che sta per iniziare un viaggio fatto di musica, emozioni e storie da raccontare.

Domenica 12 luglio l’attesissimo show tornerà sul palco di Barzio. Quando un concorrente (che sia un ballerino, un musicista o un performer) sale sul palco, qual è la prima cosa che salta all’occhio? C’è un “fattore X” particolare che cerchi in un’esibizione country? La prima cosa che salta all’occhio?

Da amante della moda, senza dubbio i dettagli. I look che vedo ogni anno sul palco sono qualcosa di incredibile: stivali, cappelli, frange, paillettes,cinture… c’è una cura pazzesca dietro ogni outfit, sia maschile che femminile. Sono sempre stupendi da vedere. Anzi, ne approfitto per lanciare un appello ufficiale: quest’anno vorrei anch’io una giacca con le frange. Magari pure con qualche paillettes qua e là. D’altronde passare inosservato non è mai stato il mio forte! Se invece parliamo di fattore X, quello che cerco davvero è la capacità di creare empatia con il pubblico. Mi colpisce tantissimo la sinergia che si crea tra i componenti di un gruppo, la coordinazione, l’affiatamento e il modo in cui si sostengono a vicenda. La cosa più bella è che, anche quando arriva un piccolo errore, nessuno resta indietro: ci si aiuta, ci si incoraggia e si va avanti insieme. Ed è proprio questo spirito che trovo meraviglioso e che, secondo me, fa la differenza tra una bella esibizione e una che ti rimane nel cuore.

Il livello dei partecipanti si alza di anno in anno. Secondo te, come si riesce a colpire e stupire una giuria oggi, in un mondo dove nel country sembra che si sia già visto molto? Conta di più la tecnica perfetta o la capacità di trasmettere pura energia al pubblico?

Che bella domanda. Ti dirò, io sono da sempre del team “meglio fatto che perfetto”. La tecnica è importante, ci mancherebbe, ma quello che mi arriva davvero è l’emozione. Quella non la puoi fingere. Puoi fare un’esibizione perfetta sotto ogni aspetto, ma se non riesci a trasmettere qualcosa a chi hai davanti, rischia di rimanere solo un esercizio ben eseguito. Se il mondo country mi ha fatto emozionare così tanto l’anno scorso è proprio per la sua incredibile capacità di coinvolgere le persone, di farle sentire parte di qualcosa. Ho visto passione, amicizia, condivisione e quel modo sano, leggero e autentico di vivere la musica che oggi non è così scontato trovare.
La musica, per me, è sempre stata una compagna di viaggio. Mi è stata vicina in momenti belli, ma anche in quelli più difficili, quando mi sono sentito escluso o solo. E il country, che fino all’anno scorso era un mondo che conoscevo pochissimo, è riuscito a entrare nel mio cuore proprio per questo. Quindi, se devo scegliere, preferisco un’esibizione che magari non è perfetta al millimetro ma che riesce a farmi venire la pelle d’oca, a farmi sorridere o emozionare. Perché alla fine il vero fattore X è quello: riuscire a lasciare qualcosa dentro a chi ti sta guardando.

Si parla molto del legame profondo tra la Valsassina e lo spirito di libertà tipico del mondo country. Quanto di questo spirito e di questa “voglia di verità” si riflette nelle coreografie e nelle esibizioni dei ragazzi che si sfidano sul palco del Got Talent?

Io la Valsassina la amo profondamente. L’ho scelta e continuo a sceglierla ogni inverno come maestro di sci ai Piani di Bobbio. E vi assicuro che, tra le tante località in cui avrei potuto lavorare, non è stata una scelta casuale. La Valsassina ha qualcosa di speciale: è autentica, vera, audace quando serve, ma allo stesso tempo semplice e naturale. Non ha bisogno di fingere di essere qualcosa che non è. Ed è proprio questo che, secondo me, la rende così affascinante. Per questo trovo che la scelta di Barzio come casa del Country’s Got Talent sia assolutamente azzeccata. C’è una sintonia perfetta tra il territorio e lo spirito country: entrambi parlano di libertà, passione, comunità e genuinità. E tutto questo si riflette anche nelle coreografie e nelle esibizioni. Sul palco non vedo solo passi o tecnica, ma persone che raccontano una storia, che si divertono, che condividono emozioni vere. E quando un’esibizione riesce a trasmettere questa autenticità, arriva dritta al cuore del pubblico.

Se dovessi dare un consiglio a un ballerino o a un gruppo che quest’anno salirà sul palco del Country’s Got Talent con l’ansia da prestazione, cosa gli diresti per fargli vivere al meglio l’esperienza della pista della Valsassina?

La prima cosa che gli direi è la stessa che direi al Mattia ventenne: buttati. Lanciati. Osa. Fai quel passo anche se hai paura. Perché molto spesso, dall’altra parte della paura, c’è un mondo bellissimo che aspetta solo di essere vissuto. Cercate di liberarvi dal giudizio. Lo so, è più facile a dirsi che a farsi, ma quando salite su quel palco non pensate a essere perfetti. Pensate a essere veri, voi stessi. Pensate a tutto il tempo che avete dedicato a quella passione, alle ore passate a provare e riprovare una coreografia, ai sacrifici, agli errori, ai miglioramenti. Ballate prima di tutto per voi stessi. Perché quando una persona si diverte davvero e ama quello che sta facendo, questa cosa arriva forte e chiara anche al pubblico e alla giuria.

E vi assicuro una cosa: noi vedremo tutto. Vedremo l’impegno, la passione, l’energia e il cuore che avete messo nel percorso che vi ha portato fin lì. Quindi respirate, sorridete e godetevi il momento. Perché certe emozioni passano in un attimo, ma il ricordo di aver avuto il coraggio di provarci resta per sempre.

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