Per molti la Valsassina è una splendida meta montana a pochi passi da Milano; per Franz è, semplicemente, il luogo della felicità. In occasione del Valsassina Country Festival 2026, abbiamo fatto quattro chiacchiere con il celebre artista, da sempre legato a doppio filo a Barzio e alle sue montagne. Ne è emerso il ritratto di un uomo che, spenti i riflettori dello spettacolo, cerca e trova l’autenticità nella terra, nelle tradizioni e nella semplicità della musica country, un linguaggio internazionale capace di unire mondi lontani. Ecco cosa ci ha raccontato sulla sua Valle, sul suo prossimo ruolo di giurato al Country’s Got Talent e sull’importanza di offrire ai giovani spazi di aggregazione reali.
Franz, tu e la Valsassina avete una storia d’amore che dura da anni. Per te questi luoghi sono un rifugio dalla frenesia di Milano, ma se dovessi descrivere la “tua” Valsassina a chi non c’è mai stato, che parole useresti?
Per me la Valsassina è semplicemente “meravigliosa”. È una storia d’amore che dura da sempre, un legame viscerale. Se dovessi descriverla a chi non l’ha mai vista, direi che è l’esatto opposto della frenesia di Milano: un luogo di pace e relax, ma incredibilmente comodo perché ci arrivi in pochissimo tempo.
C’è un momento preciso, durante il viaggio dalla città, cui tutto cambia: appena oltrepassi la galleria di Ballabio, ti si apre un mondo. Chi siede in auto di fianco a me me lo dice sempre: appena usciamo da quella galleria il mio volto cambia, si vede proprio la felicità nei miei occhi. Lì inizio a respirare l’aria e l’atmosfera del posto in cui sono cresciuto.
La mia Valsassina è questo: il posto perfetto per me, dove ritrovo la pace, la serenità e gli amici veri. È una terra fatta di paesaggi mozzafiato, bei posti da scoprire e cose buone da mangiare. È, semplicemente, il luogo dove ritrovo la mia felicità.
C’è un ricordo d’infanzia o un luogo del cuore della Valsassina a cui sei particolarmente legato?
Non posso che pensare a Barzio. Lì ci sono i miei ricordi d’infanzia più cari, ma se proprio devo scegliere il posto a cui sono più legato in assoluto, ti dico l’oratorio di Barzio. È il luogo che mi ha visto letteralmente crescere, dove tutto è iniziato e dove si trova un pezzo della mia anima.
Il festival dice che la Valsassina è, per natura, il “cuore country” del Nord Italia. In fondo, lo spirito dei pionieri americani e la fierezza dei montanari della Valle non sono poi così diversi: c’è lo stesso amore per la terra, per gli animali e per le tradizioni. Tu come vedi questo matrimonio tra il Wild West e le Grigne.
Hai colto esattamente nel segno: i punti di contatto sono proprio la natura, la terra, i grandi spazi verdi e il rispetto per gli animali. Per me il country non è solo un genere musicale o uno stile, ma una linea invisibile che unisce diverse parti del mondo. Laddove si incontrano questi elementi, nasce spontaneamente lo stesso identico amore. È un linguaggio internazionale, un filo conduttore che attraversa il globo e che, quasi naturalmente, è arrivato a toccare anche la Valsassina.
Tra l’altro, io sono legatissimo al mondo country. Quest’anno sono stato al Festival di Sanremo con J-Ax, che in questo periodo è totalmente immerso nelle sue sonorità country. Prima del Festival mi ha fatto ascoltare tantissimi pezzi, contagiandomi e facendomi amare ancora di più questa musica. È la prova che il country sa parlare a chiunque, unendo mondi apparentemente lontani, dal West americano fino alle nostre Grigne.
Domenica ti rivedremo in veste di giurato al Country’s Got Talent. Tu che sei abituato a stare sul palco e a far muovere i tempi della comicità, con che spirito ti siederai dietro quel bancone? Cosa ti farà dire, ecco questa esibizione ha qualcosa in più?
Alla fine è tutta una questione di gusto e di empatia. Il mio lavoro, esattamente come quello di chi sale su quel palco per ballare, deve fare i conti con la reazione del pubblico, e l’emozione non segue mai una logica. C’è chi si innamora di un singolo passo, chi rimane folgorato da una coreografia e chi viene catturato dall’interpretazione.
Io, ovviamente, non sono un ballerino country, anche se amo moltissimo questa musica e la sua energia. Proprio per questo mi lascerò guidare dall’istinto: voterò laddove mi porterà il cuore, premiando l’esibizione che saprà emozionarmi di più. Questa è la linea guida che ho sempre seguito e sarà la mia bussola anche quest’anno dietro il bancone.
Salire su un palco e giocarsi tutto in pochi minuti, davanti a una giuria, è una prova di nervi pazzesca. Tu che hai fatto tantissimo teatro e televisione, che consiglio ti senti di dare ai concorrenti del Country’s Got Talent per gestire l’ansia e godersi il momento?
Salire su un palco e ballare davanti a un pubblico non è poi così diverso da quello che faccio io. E ti assicuro che la vera differenza la fa solo una cosa: il divertimento. L’ansia non può e non deve prendere il sopravvento. Non si può ballare con l’ansia, esattamente come non si può raccontare una barzelletta o recitare una battuta se si è bloccati dalla tensione.
Il ballo è gioia, e il country in particolare è una musica di festa, che aggrega, unisce e fa muovere i piedi persino a chi è seduto a guardare. Per questo il consiglio più grande che mi sento di dare ai ragazzi è: divertitevi. Se vi divertite voi per primi sul palco, il pubblico là sotto si divertirà tantissimo di riflesso. Lasciate da parte le preoccupazioni, non pensate alla gara o al giudizio: pensate solo a ballare e a godervi il momento insieme al vostro gruppo.
Al festival ci sono tantissimi giovani e giovanissimi, attirati sia dalla musica che dalle aree didattiche. Spesso si dice che le nuove generazioni siano iper-connesse e distanti dalla realtà, eppure qui le vedi ballare in mezzo alla terra o accarezzare gli animali nella Magic Farm. Secondo te, i ragazzi di oggi hanno semplicemente bisogno che gli si offrano spazi diversi e più “veri” per disconnettersi dallo smartphone?
Hai già centrato il punto. Non sono affatto contro la tecnologia o i social, che hanno indubbiamente i loro lati positivi, però è innegabile che oggi i ragazzi rischino di restarne letteralmente “inghiottiti”.
Sta a noi adulti il compito fondamentale di mostrare una strada diversa: dobbiamo essere noi a proporre stimoli nuovi, a far capire loro quanto possa essere appagante, ad esempio, il contatto diretto con gli animali o il tempo passato all’aria aperta. Manifestazioni come questo festival sono la chiave di volta: rappresentano la via maestra per dimostrare concretamente che si possono passare giornate indimenticabili senza lo smartphone in mano. Se noi adulti per primi offriamo l’esempio e creiamo spazi “veri”, i ragazzi colgono la bellezza di questi momenti al volo. Sono convinto che il festival sarà un successo anche su questo fronte proprio perché riesce a far riscoprire la gioia delle cose semplici e autentiche.
Come detto non è la prima volta che vieni a trovarci a Barzio per questo evento. Quando entri nel vivo del festival, tra la musica, i cappelli da cowboy e lo sfondo delle nostre montagne, che atmosfera si respira? Che sensazioni ti porti via ogni volta che si spengono i riflettori?
La sensazione che mi porto via dal festival è la stessa che mi porto dentro ogni volta che vengo in Valsassina: la percezione nitida di un’atmosfera vera, fatta di gente genuina. La vera forza del country, in fondo, sta proprio nella sua semplicità.
È una musica, uno stile di vita che non ha bisogno di sovrastrutture: è una festa che aggrega, che unisce le persone in modo naturale. Quando si spengono i riflettori, quello che ti resta addosso è proprio la bellezza di aver condiviso del tempo con così tanta bella gente, unita solo dalla voglia di stare insieme. Ti porti a casa questa energia pulita, la gioia della condivisione e un profondo senso di pace.
Franz, facci sognare ad occhi aperti. Visto il tuo legame con la Valle e con questo festival… potrebbe, e dico potrebbe, essere che un domani vedremo una panchina con due persone che indossano un cappello da cowboy in una cornice da ranch e che fanno discorsi tra un lazo e un cavallo.
Beh, gli spunti non mancherebbero di certo! Anzi, me la vedo già la scena sulla panchina in mezzo al ranch…
Io che guardo di Ale e dico: “guardi quella mucca… guardi che belle corna che ha. Una mucca con le corna.” E lui risponderebbe sicuramente: “Provi provi ad andare ad accarezzarla! Anzi, le do un consiglio: si metta una bella camicia rossa, un bel foulard rosso al collo e vada, vada vada. Le faccia una bella carezza. Vada!”