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La Fumagalla nella rosa della Giuria del Country’s Got Talent

Mattia Fumagalli, in arte La Fumagalla, si unisce alla giuria di Country’s Got Talent. Classe 1986, è già un volto noto al pubblico per la sua partecipazione al reality show Grande Fratello. La Fumagalla è una figura carismatica e colorata, come si può vedere sui suoi profili social dove si mostra senza filtri, con grande ironia e spontaneità.

È corretto parlare di La Fumagalla come l’alter ego di Mattia Fumagalli? Dove inizia l’uno e dove finisce l’altro?

Bella domanda! Ormai La Fumagalla è parte integrante di me. È nata come un personaggio, un alter ego, ma in realtà mi ha permesso di fiorire e di conoscere la mia vera essenza, senza paletti e senza vergogna. È una maschera bellissima, ma non per nascondermi: al contrario, mi ha reso la versione migliore di me stesso. 

Non c’è più un confine preciso tra Mattia e La Fumagalla: convivono. Da un lato c’è la mia essenza pura, fragile e delicata; dall’altro c’è l’esuberanza della Fumagalla, che sa intrattenere, proteggermi e farmi sentire libero. Ogni tanto, nella mia sfera privata, emerge il lato più malinconico e profondo di me, ma è proprio questa ambivalenza che mi rende completo.

Quando nasce La Fumagalla?

La Fumagalla nasce intorno al 2014, ma prende vita davvero nel 2016, quando approdo al reality “Il Contadino cerca Moglie su FoxLife Italia. Un’esperienza magica, totalmente inaspettata, che mi ha permesso di farmi conoscere dal grande pubblico proprio per quella leggerezza e autoironia che mi contraddistinguono.

Per tutta la mia vita avevo cercato il consenso, lo sguardo degli altri, la conferma di esistere. Poi, quasi all’improvviso, davanti alle telecamere, qualcosa è cambiato: la mia autenticità, quella che pensavo troppo fragile per essere mostrata, è diventata la mia forza.

In un attimo la mia vita si è rivoluzionata: non ero più solo Mattia che cercava di essere accettato, ero La Fumagalla, capace di prendere il cuore delle persone senza filtri. Da lì ho capito che, quando ti permetti di essere te stesso fino in fondo, smetti di inseguire approvazioni e inizi davvero a vivere.

Tra le altre cose sei anche un digital creator. Si parla spesso e volentieri dei social come lo specchio di una realtà distorta, dove l’immagine che traspare è sempre “falsata”. Cosa ne pensi e come è il tuo approccio? 

I social sono un mondo affascinante, ma allo stesso tempo ingannevole. Ci raccontano tutti felici, perfetti, fidanzati da copertina… STOP. La verità è che la vita non è così. Io ho lottato tanto per portare la mia quotidianità senza filtri: le occhiaie, gli sbalzi d’umore, le cadute, gli errori. Perché se mostriamo solo il bello, distruggiamo la parte più importante: il percorso fatto di sacrifici, scivolate e ripartenze.

All’inizio non era capito. I clienti volevano feed impeccabili, tutte le foto con le stesse cromie, senza una sbavatura. Ma io mi chiedevo: quando mai la vita è così? Che banalità, forzarsi a essere cloni di uno standard imposto dalle agenzie. Io ne sono scappato. Ho scelto di essere me stesso, con tutta la mia imperfezione.

E sai la verità? È proprio lì che ho trovato la mia forza. Quando smetti di inseguire l’omologazione e inizi a credere davvero in quello che sei e in quello che fai, tutto inizia a prendere forma. Piano piano sto raccogliendo i frutti, ma la mia più grande vittoria è sapere che chi mi segue non vede solo un’immagine, vede una persona.

Immagino che come tutti, conosciuti e non, anche tu abbia avuto a che fare almeno una volta con degli haters. Come hai affrontato la situazione?  

Adoro questa domanda perché mi permette di fare una super spoilerata: da poco faccio parte dello studio legale e associazione Antihaters. Ho deciso di tutelare me stesso, ma soprattutto di dare voce a chi non ce l’ha. Perché sì, la libertà di pensiero è sacrosanta, ma non quando diventa insulto gratuito o minaccia.

Io non do troppo peso ai commenti negativi: spesso chi scrive cattiverie lo fa perché non è felice della propria vita. Però so bene che non tutti hanno la mia stessa corazza, e parole così possono ferire profondamente. Per questo mi espongo: per dire basta ai leoni da tastiera e per proteggere quelle anime fragili che ogni giorno combattono contro l’arroganza e la mancanza di rispetto.

Ogni azione ha delle conseguenze, e chi ferisce deve ricordarsi che dietro lo schermo c’è sempre una persona vera, con sentimenti e fragilità.

Cosa vorresti dire ai ragazzi, che a volte usano i social media con leggerezza, per aiutarli a gestire al meglio queste piattaforme?

Orca, lo chiedi proprio a me che sono uno scrollatore seriale! Eh sì, ci casco anch’io nella trappola. Ma se c’è una cosa che ho imparato è che i momenti vanno prima vissuti e poi condivisi.

Prima sentite la risata di un amico, l’abbraccio che vi scalda, il silenzio di un paesaggio mozzafiato. Prima vivete quella magia, lasciatevi toccare dalla realtà. Solo dopo, quando siete a casa in modalità “divanata power”, potete sbizzarrirvi a creare il ricordo più bello da condividere.

Io stesso anni fa mi accorgevo che non vivevo l’attimo: ero schiavo delle stories, dei reel da fare subito. Così ho iniziato a darmi delle regole: piccoli paletti settimanali, momenti senza telefono, passeggiate, libri, shopping col cellulare chiuso in tasca.

E un consiglio pratico: togliete le notifiche più assillanti quando vivete i vostri momenti top. Così non sarà il telefono a chiamarvi, ma la vita stessa.

Sempre parlando di social, sul tuo profilo IG si legge “Topperia come motto”. Ce lo spieghi?

È nato tutto per caso, durante le registrazioni de “Il Contadino cerca Moglie. Tutti dicevano “top” in continuazione e io, per esagerare ancora di più, ho buttato lì “topperia”: un modo ironico e un po’ over the top per dire “WOW, che cosa pazzesca!”. Da lì è diventato un mio marchio di fabbrica.

Oggi non è più solo un motto: le mie follower e i miei follower li chiamo proprio le mie topperie. Perché sono davvero ultra-top: mi seguono con affetto dal 2016, ogni giorno, e molti di loro sono diventati una vera famiglia per me.

Con il Grande Fratello questa famiglia si è allargata ancora di più: il mondo delle topperie ormai è quasi un paese intero! E io li amo alla follia: rispondo sempre ai direct, ai commenti, perché senza di loro non sarei qui. Sono la mia forza e il mio sostegno quotidiano.

Quest’anno hai partecipato al Grande Fratello, che esperienza è stata?  Qual è il ricordo più bello?

È stato un sogno che si realizza. Dopo anni in cui ci pensavo, finalmente ho varcato quella porta rossa. Non c’è un ricordo più bello: ogni momento è stato speciale e resterà indelebile nel mio cuore.

Dall’intervento di mio padre, alle chiacchiere profonde con altri inquilini, fino al potermi mostrare per quello che sono davvero, anche nelle mie parti più leggere e un po’ “cretine”. A volte mi sembrava di essere con i maestri ai Piani di Bobbio a ridere e scherzare, poi alzavo lo sguardo e mi accorgevo di avere davanti il Grande Occhio in salone… e capivo che ero al GF!

Per me è stata un’esperienza breve, un mese e mezzo, ma intensa e profonda. Ho avuto l’occasione di condividere i miei valori, le mie fragilità e la mia forza. Credo che, nel mio piccolo, qualcuno a casa possa aver trovato coraggio attraverso la mia storia: quello di essere se stessi senza paura del giudizio.

Qual è la cosa più bella o emozionante che ti è stata detta dopo la tua partecipazione? E quella, diciamo, meno bella?

Cavoli, ce ne sono tantissime. Ogni giorno ricevo messaggi da persone che non mi conoscevano affatto e che, guardandomi al Grande Fratello, hanno visto in me il bello, con tutte le mie sfaccettature. Alcuni messaggi mi hanno commosso fino alle lacrime: è incredibile pensare che qualcuno, senza mai avermi incontrato, abbia colto la mia essenza e ci abbia trovato forza o ispirazione. Queste sono le cose che mi lasciano davvero a bocca aperta.

Le cose brutte? Certo, ci sono state anche quelle. Commenti pesanti, giudizi gratuiti. Ma sai che ti dico? Tendo a dimenticarli in fretta, soprattutto se arrivano da persone con cui non ho nulla a che fare. Non lascio che quelle parole mi restino addosso. Preferisco custodire il bello che ho ricevuto, perché alla fine è quello che conta davvero

Ci racconti, se c’è, un aneddoto che non è andato in onda?

La verità? Che vergogna: credo sia andato praticamente tutto in onda! Me lo hanno confermato anche i video e i messaggi che mi arrivano.

Dalla volta in cui io e Helena abbiamo trasformato l’Occhio della casa in un palco per ballare, finendo per sfondare il fondo e scappare come due ragazzini beccati sul fatto, fino ai miei momenti più intimi, che di solito custodisco gelosamente. Io, che non faccio mai certe cose se non nel massimo della privacy, mi sono ritrovato a viverle davanti a milioni di persone.

Ecco, più reality di così direi che non si può!

Parliamo del Festival. Quest’anno sarai parte della giuria del Country’s Got Talent. Cosa ti aspetti?

Non vedo l’ora! Sono entusiasta e pieno di curiosità. Mi aspetto di tutto: talenti incredibili, voci che ti fanno venire i brividi.

Il bello dei talent è proprio questo: la sorpresa. Non sai mai cosa può salire su quel palco, e a me piace lasciarmi sorprendere. Ho grandi aspettative, ma soprattutto ho tanta voglia di divertirmi e di emozionarmi insieme al pubblico. Perché, alla fine, il talento non è solo tecnica: è anche la capacità di regalare un’emozione. E io sono pronto a farmi stupire.

Che rapporto hai con la musica e il ballo country?

La musica è da sempre una colonna sonora della mia vita. Mi ha salvato tante volte, soprattutto nell’adolescenza: quando mi sentivo solo, lei c’era sempre. Mi dava serenità e, allo stesso tempo, alimentava la mia immaginazione, aiutandomi a evadere da una quotidianità che non era sempre facile.

Sul ballo country, però, devo essere sincero: con il ballo in generale non sono proprio portato, sono scoordinato a livello pro max! Ma nonostante questo, adoro l’energia e il senso di comunità che il ballo country porta con sé.

E poi, se parliamo di “boni” in stile country e serie TV come Yellowstone, allora lì divento super preparato!

Cosa ti affascina della cultura dei cowboy?

Bella domanda! Boni a parte, quello che mi affascina davvero è il ritmo con cui i cowboy trasformano la vita, anche i drammi e le difficoltà, in musica e racconto. È un legame fortissimo con la natura e, soprattutto, con gli animali. Trovo che questa connessione sia una delle cose più autentiche e potenti della loro cultura.

E poi, avendo lavorato nella moda, non posso non notare la cura nei dettagli dei loro look: ogni accessorio racconta qualcosa, nulla è lasciato al caso. E confesso una mia passione personale: i cappelli a tesa larga. Li adoro! E nel mondo dei cowboy ce ne sono così tanti da farmi letteralmente impazzire.

Sei anche un maestro di sci ai piani di Bobbio. Come è nata la passione per questo sport?

La mia passione per lo sci nasce prestissimo: avevo tre anni quando mio papà e mio nonno mi hanno messo sugli sci per la prima volta. Da lì è stato un continuo di sci club, allenamenti, gare… fino quasi a odiarlo. Succede spesso: quando una passione diventa troppo pressante, rischia di soffocarti.

Poi, però, la vita ti porta altrove: Milano, la moda, altri lavori. Ma c’è un istinto che non puoi spegnere, e che prima o poi ti richiama. Per me è stato il Covid a fare da spartiacque: in quel silenzio ho capito che volevo lasciare la vita frenetica di città e tornare a respirare l’aria di montagna.

Così sono tornato ai Piani di Bobbio, questa volta da maestro di sci. È un mondo puro, autentico, fatto di neve, sorrisi e fatica sana. Mi ha rapito il cuore e oggi lo porto avanti insieme al mio percorso da creator, con la stessa passione che avevo a tre anni, ma con la consapevolezza di un uomo adulto.

Che maestro sei?

Mi viene da ridere solo a pensarci: sono un maestro completamente pazzo! Ho conservato l’animo del bambino che non è mai cresciuto e questo mi rende spesso più giocherellone dei miei stessi allievi, soprattutto nei corsi collettivi.

Mi piace parlare, raccontare, e sulle seggiovie parto con dei monologhi che… ciaone, sembrano spettacoli a puntate! E da buon creator, ovviamente, non perdo occasione per registrare contenuti e trasformare anche la lezione di sci in un momento di intrattenimento.

Alla fine, per me insegnare a sciare non è solo tecnica: è regalare un ricordo che rimane anche quando la neve si scioglie.

Non posso non farti la domanda di rito: sogni nel cassetto?

Mamma mia, ce ne sono tantissimi! Ma te ne racconto uno che ho appena realizzato ed è molto speciale per me: avere un pappagallino addomesticato che mi stesse sulla spalla o sulla mano.

Si chiama Titti, è una giovanissima calopsite tutta gialla. Un piccolo sogno che custodivo da bambino e che oggi mi accompagna ogni giorno, con i suoi cinguettii e la sua dolcezza.

Per me è la prova che i sogni non devono sempre essere giganteschi: a volte quelli più semplici, come condividere la vita con un piccolo compagno piumato, sono i più autentici e ti scaldano davvero il cuore.

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