Gli ospiti d’onore saranno Cristian Romeo, una vera leggenda di questo sport, campione italiano della categoria Master e coach del Team, e Manuel Battaglia, due volte campione europeo e vincitore dell’Armwrestling World Championship a Varsavia, che vanta anche numerosi successi internazionali.
Sarà l’occasione per il pubblico di assistere a esibizioni dal vivo, partecipare a stage per imparare le tecniche di preparazione e le regole di questa disciplina.
Proviamo a conoscere meglio questi due campioni
Com’è vissuta e percepita in Italia questa disciplina?
C.R. In Italia, il braccio di ferro sta vivendo un momento di crescente popolarità e riconoscimento. L’evoluzione è tangibile. Se in passato era percepito come un’attività marginale, oggi si sta affermando grazie all’impegno di atleti e federazioni che ne promuovono la serietà e la complessità. In particolare, da qualche anno a questa parte, si assiste a un rinnovato interesse che porta a un aumento del numero di atleti agonisti, di palestre specializzate e di competizioni a livello nazionale e internazionale.
Qual è l’emozione più forte che si prova quando si vince una gara importante? E come la si gestisce quando non si riesce a raggiungere il podio?
C.R Quando si vince una gara, l’emozione che si prova è un’esperienza straordinariamente complessa e potente, che va ben oltre la semplice gioia. È un vero e proprio vortice di sensazioni che travolge corpo e mente, un culmine emotivo che racchiude in sé il lungo percorso di preparazione e sacrificio. Non si tratta solo di euforia o eccitazione. L’adrenalina già di per sé alta, durante la competizione si amplifica nel momento del successo, creando una scarica di energia pura. Ci si sente invincibili, leggeri, quasi come se si potesse volare. Ma c’è molto di più. È una sensazione che affonda le radici nella lotta contro se stessi, più che contro gli altri.
M.B. La vittoria in una competizione è la conferma che ogni ora di allenamento, ogni rinuncia, ogni momento di stanchezza e di dubbio ha avuto un senso. È il culmine di un percorso di autodisciplina e perseveranza. Non è solo un trionfo muscolare, ma un’affermazione di maestria tecnica, di forza interiore e di una dedizione assoluta. È l’emozione pura e viscerale di aver prevalso in un duello che, in ultima analisi, è una battaglia con se stessi. La vittoria è la prova tangibile che la dedizione paga.
Nel braccio di ferro, la vittoria non è mai scontata. Ogni avversario ha un proprio stile, una “mano” e delle “armi” specifiche. Ogni competizione è una gara a sé stante, non ne esiste una uguale all’altra.
M.B. e C.R. Anche se la vittoria ha un sapore unico, la sconfitta è una parte ineludibile e preziosa del percorso di ogni atleta. Viverla nel modo giusto è fondamentale. Invece di crollare sotto il peso della delusione, noi la trasformiamo in una fonte di motivazione.
Quando si perde, l’atteggiamento non è quello di piangersi addosso. Al contrario, la sconfitta diventa uno stimolo immediato per ripartire. Il giorno dopo, si torna in palestra con una nuova consapevolezza. Si analizzano gli errori, si individuano le lacune e si lavora ancora più duramente sui propri punti deboli. La delusione si trasforma in energia, la rabbia in determinazione.
La sconfitta non è la fine, ma un nuovo inizio. È l’occasione per mettersi in discussione, per migliorarsi e per diventare atleti migliori. È una lezione di umiltà, che ti spinge a non dare mai nulla per scontato e a lavorare costantemente per superare i tuoi limiti.
Come descrivereste l’Armwrestling a chi non lo conosce? Si tratta solo di forza o c’è una parte strategica e mentale molto forte?
C.R. L’Armwrestling è uno sport che si vive a un’intensità tale che le parole faticano a descriverlo. L’emozione di un match, la tensione, la rapidità con cui tutto si svolge… sono sensazioni che solo provandole si possono comprendere appieno. In realtà, la forza bruta conta solo per il 40% del risultato. Il restante 60% è pura strategia e forza mentale.
Un atleta di Armwrestling deve saper analizzare l’avversario in una frazione di secondo, capire la sua tecnica e reagire di conseguenza. L’abilità di leggere la situazione e prendere la decisione giusta al momento giusto è ciò che fa la differenza.
Prima di ogni gara, la mente deve essere completamente sgombra da distrazioni e pensieri negativi. Come in qualsiasi altro sport, è cruciale essere totalmente focalizzati sul momento presente, sulla presa e sul duello che sta per iniziare. Solo con una mente lucida e determinata si può sperare di uscire vincitori.
Quali sono i vostri prossimi obiettivi, sia come team che a livello individuale? C’è qualche evento a cui puntate in particolare?
C.R. Come team e a livello individuale, il nostro obiettivo primario è mantenere la nostra posizione di vertice nel panorama italiano. L’anno scorso abbiamo conquistato un terzo posto che per noi ha un valore immenso, un vero e proprio oro. Questo risultato è il frutto di un’eccezionale performance e di una squadra compatta. Nonostante la nostra inferiorità numerica rispetto ad altre squadre, siamo riusciti a ottenere un risultato straordinario.
M.B. In futuro, intendiamo continuare a lavorare sodo, a migliorare le nostre prestazioni. Ci impegneremo per rimanere sempre tra i migliori in Italia e per dimostrare che la qualità e la passione possono superare la quantità.
Per la prima volta sarete al Valsassina Country Festival? Cosa vi aspettate da questa manifestazione?
Ci aspettiamo un evento straordinario, una vera festa in puro stile western che si sposa perfettamente con l’essenza del nostro sport. Il braccio di ferro, con le sue radici profondamente americane, trova un ambiente naturale e autentico in un festival come questo.
Per noi sarà un onore e un piacere partecipare per la prima volta a questo evento. Ci aspettiamo una grande affluenza e l’opportunità di mostrare al pubblico la passione e l’impegno che mettiamo nella nostra disciplina. Speriamo di entusiasmare i presenti e di far scoprire a sempre più persone la bellezza e la sfida dell’armwrestling.
C’è qualche aspetto del mondo country che vi affascina particolarmente?
C.R. Del mondo country, ciò che mi affascina di più sono le atmosfere e lo stile inconfondibile dei cowboy. Questo interesse ha radici profonde nella mia infanzia, quando guardavo con mio padre i vecchi film western. Mi immergevo completamente in quei mondi fantastici, popolati da figure iconiche e paesaggi mozzafiato.
M.B. Come agricoltore che lavora nell’azienda di famiglia, mi sento profondamente in sintonia con il mondo country. La vita in campagna, il legame con la terra e la passione per il duro lavoro sono valori che condivido pienamente con questa cultura.
Per noi, il country non è solo musica o uno stile di abbigliamento, ma un’eredità culturale che evoca un forte senso di avventura, libertà e onore. È un’atmosfera che sentiamo molto vicina, quasi come se la nostra passione per il braccio di ferro, che richiede forza, onore e disciplina, si fondesse perfettamente con lo spirito del Far West.
Cristian, da coach di un team vincente a campione italiano: cosa significa per te guidare la prossima generazione di atleti e, al tempo stesso, continuare a competere ad altissimi livelli?
Come coach e campione italiano, la mia missione è duplice. Da un lato, c’è il compito di guidare la prossima generazione di atleti, e per me questo va oltre la semplice tecnica. Il mio obiettivo principale è insegnare loro a vivere lo sport in modo pulito e rispettoso. La forza fisica è secondaria; ciò che conta davvero è il rispetto per tutti: i compagni di squadra, gli avversari e la disciplina stessa. Credo fermamente che stringere la mano all’avversario, anche dopo una sconfitta, sia un gesto fondamentale che definisce l’essenza di un vero sportivo.
Dall’altro lato, continuo a gareggiare ai massimi livelli, e questo significa mantenere lo stesso approccio che ho sempre avuto. Rimango concentrato, mi alleno con dedizione e mi impegno a dare sempre il massimo. Essere tra i top player in Italia non è un punto di arrivo, ma una responsabilità. Finchè il corpo e la mente me lo permetteranno, continuerò a competere per rimanere a questi livelli, dando l’esempio e dimostrando che la passione e il duro lavoro sono la chiave del successo.
Quali sono le qualità fondamentali che cerchi in un giovane atleta del Team Pitbull e quali sono gli ostacoli più comuni che devono affrontare oggi?
Le qualità che cerco in un giovane atleta del Team Pitbull sono piuttosto chiare. Al primo posto, c’è una qualità che ritengo essenziale per ogni sportivo: la passione. Senza una vera e profonda passione, è quasi impossibile affrontare i sacrifici e la dedizione che questo sport richiede. La tecnica si impara, la forza si costruisce, ma la motivazione autentica nasce solo dalla passione.
Oggi, i giovani atleti si trovano ad affrontare sfide sempre più complesse. Con la crescita del braccio di ferro in Italia, il livello di competizione è salito alle stelle. Se in passato era più facile emergere, ora le categorie sono affollate, con 40-50 atleti per peso. Questo rende l’accesso al podio estremamente difficile.
Manuel hai vinto due volte il campionato europeo e l’Armwrestling World Championship: qual è il segreto dietro questi successi?
La risposta è molto più semplice di quanto si possa pensare: la costanza.
Non esiste un segreto, un talento innato o una scorciatoia. Il mio successo è il risultato di un impegno quotidiano e inflessibile. L’allenamento non è un’opzione, ma una necessità, un rituale a cui non posso rinunciare. Mi alleno ogni giorno, e quando non posso farlo in palestra, mi organizzo nella stalla, trovando il modo di ritagliarmi i miei spazi per rimanere in forma.
La perseveranza è la vera chiave. In uno sport come l’Armwrestling, dove la competizione è sempre più dura, non si può mollare. Non ci si può fermare di fronte alle difficoltà o alle sconfitte. Bisogna spingersi oltre i propri limiti, giorno dopo giorno. È questa mentalità che mi ha permesso di raggiungere i più alti livelli e di rimanerci.
C’è un allenamento specifico che ti ha permesso di raggiungere questi traguardi?
Quando si tratta di allenamento, il mio approccio è basato su un principio fondamentale: la specificità. Per eccellere nel braccio di ferro non basta sollevare pesi in modo generico. Ogni sessione di allenamento è pensata per replicare e rafforzare i movimenti esatti che compio durante un match.
Utilizzo attrezzature specifiche come cavi e cinghie, che mi permettono di simulare il movimento di “tiro” tipico del braccio di ferro. Aumentando progressivamente il carico su questi attrezzi, mi concentro sul potenziamento dei muscoli chiave e sulla resistenza isometrica necessaria per tenere la posizione durante una gara. È questa combinazione di forza e precisione che fa la differenza.
In sintesi, il mio segreto non è un singolo esercizio, ma un allenamento mirato e progressivo che trasforma la pura forza in potenza vincente sul tavolo.
I tuoi profili social sono molto seguiti. Quanto conta per te la visibilità ottenuta sui social e quanto influisce sul tuo percorso sportivo?
L’impatto dei social media sul mio percorso sportivo è davvero significativo. Non si tratta solo di visibilità personale, ma di una leva che influenza direttamente la mia carriera. Maggiore è l’audience, più crescono le opportunità.
Un profilo molto seguito genera un forte interesse, il che si traduce in un maggiore riconoscimento all’interno della comunità del braccio di ferro. Questo, a sua volta, porta a nuove opportunità di allenamento e collaborazione.
In un certo senso, i social media sono diventati un potente strumento di marketing per l’armwrestling, contribuendo a far crescere la disciplina e a dare visibilità a un movimento in continua espansione. Per me, non è solo una vetrina, ma un modo per costruire una rete di contatti che mi aiuta a migliorare e a rimanere competitivo ai massimi livelli.
Si parla spesso di haters. Sei incappato anche tu in uno o più di loro? Come hai gestito la situazione? Cosa consigli ai ragazzi che hanno magari meno strumenti per fronteggiarli?
Il mio approccio è molto semplice: li affronto con leggerezza e un tocco di sana competizione. La mia risposta a chi mi critica è quasi sempre la stessa: “Ti aspetto al tavolo”.
Questo non è un modo per essere polemico. È un invito a trasformare la negatività in un’occasione di confronto reale, faccia a faccia. I commenti online, spesso, sono solo rumore e perdono ogni peso nel momento in cui la persona si trova di fronte a un avversario. La mia filosofia è che questi sono solo commenti inutili e non meritano una reazione emotiva.
Capisco che per un ragazzo sia molto più difficile gestire queste situazioni, specialmente senza gli strumenti giusti. Il mio consiglio principale è di non prendere sul personale i commenti degli haters.
Ricordate sempre che il vostro valore non è definito da un commento online, ma dal vostro impegno e dalla vostra dedizione.